Pronto, Vitalià…

L’ho incontrato la prima volta nel 1994. Se ne stava seduto, a gambe incrociate con una catena più grande di lui, davanti al portone della sua chiesetta a Sant’Angelo a Scala. Non volevano ristrutturagli la chiesa danneggiata dal terremoto del 1980. Non lo conosceva nessuno all’epoca. Mi avvicinai convinta di trovarmi di fronte a un prete tosto, che avrebbe sputato veleno sui politici, sulla ricostruzione infinita, sullo scandalo del terremoto. Pensavo che sarebbe bastata una domandina facile facile, per far esplodere la rabbia di un prete che si incatena davanti alla sua chiesa semi crollata. “Padre, da quanto tempo si è incatenato?”. “Mha… veramente prima ero al bar, sono tornato da poco”. Mi smontò in cinque secondi, che mi venne spontaneo dirgli “E vabbuò, jà!”. Che ne sapevo che esisteva Sant’angelo a Scala sulla cartina geografica?! Avevo fatto fatica a trovare la strada ed ero piuttosto scocciata per quel servizio che non mi sembrava granchè. Due anni dopo ci ritrovammo nello stesso giornale, un settimanale dove lui scriveva di tanto in tanto pezzi che pochi hanno letto, ma che conservo con tanta gelosia. Sono di un don Vitaliano che nessuno immagina. Un pomeriggio d’estate entrò in redazione esultante: “E’ l’ombelico del mondo! Sant’Angelo è l’ombelico del mondo”. In due anni aveva rivoltato il paese come un calzino. Nel 1999 gli ho chiesto di celebrare il matrimonio. Andai a trovarlo nell’ombelico del mondo: “Zì Annì, non vi preoccupate, lasciate là il pacco”. C’erano cinque vecchiette. Le solite “bizzoche” pensai. Invece erano tutte affascinate da quel “zì prevete” così giovane e così famoso. Quasi onorate che questo personaggio tanto famoso continuasse a fare il pretino di un paesello di 600 anime. Tre giorni prima di sposarmi lo avevano sequestrato in Serbia. Riuscì a mettermi in contatto con lui il giorno prima del matrimonio. “Sì, non ti preoccupà, vengo, vengo… sto venenno”. Il giorno del matrimonio mi ha costretto a fare due giri in macchina: al primo era ancora in mezze maniche davanti alla chiesa: parlava di politica. Mi vide passare e disse a due invitati: “Vabbuò jà, mo’ è tardi”. E’ stato a cena a casa una sola volta, nonostante mille inviti. Aveva appena litigato al Maurizio Costanzo Show con il segretario nazionale della Cisl. Gli aveva detto che con tutti i milioni al mese che guadagnava non poteva certo capire la condizione di un lavoratore socialmente utile. E lui invece aveva deciso di ridursi lo stipendio a 700 mila lire per capire. “Vitalià, e mo’ come fai?”. “Eh, mangio un po’ in giro. Ogni tanto qualcuno mi ospita”. Nel frattempo, con le 700 mila lire ospitava a casa sua una famiglia di serbi e una di croati. Oggi lo hanno sospeso a divinis per sei mesi. “Vitalià, e mo’?”. “Che ti devo dire? mi trovo pure in difficoltà. Mi stanno chiamando tutti. L’abate invece non risponde. Devo rispondere pure per lui. Ma ch’aggia fà?! a un prete gli togli la messa, gli togli l’aria”.

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