Come un’intervista
“Chi sono?”
“La comandavano loro. Noi stavamo uno scalino sotto”
“Che avevano?”
“Coca”
“E voi?”
“Fumo. La coca l’ha sempre trattata lui. Poi hanno preso noi e lui c’è stato costretto”
“E non l’ha capito che dopo aver preso voi, avrebbero cercato lui?”
“Lo sapeva. Ma quello non è come noi. Gli piace. Fa la scommessa”
“Con chi?”
“I sbirri. Sì, gli piace. Con uno soprattutto. Quello giovane. Quello fa sempre o’ capuzziello, non lo sa che prima o poi lo pulizzano”
“Chi lo pulizza?”
“I ragazzi. Io gliel’ho detto: al maresciallo portate rispetto. Io, se lo trovo, gli offro pure il caffè”
“Ma è uno sbirro..”
“Eh, ma si comporta bene. Quell’altro ti viene vicino, ti chiede… Quando hanno preso l’amico mio, gliel’aveva detto: non me la fate la perquisizione, sta mia madre sul balcone… Quello invece fa il capuzziello”
“E ora? chi la porta la droga?”
“Non hai capito! mo’ chi vuole fumare va a Napoli, si fa la camminata e si porta il fumo. E’ finita. Hai capito? senza quello, non si muove una pampana”
“Chi fuma?”
“Ahè, non capisci niente. Tutti fumano”
“E la coca?”
“Sé! non te lo credi nemmeno. La vendeva a uso bar! arrivava la gente sotto casa, bussava, quello scendeva e gli dava i pallini”
“Un pallino quanto costa?”
“Dipende. Quello si metteva e li faceva lui i pallini. zerouno, zerocinque, zerosei… venti carte per lo zerouno”
“Ma chi se lo può permettere?”
“Ufff…”
“Chi?”
“Un sacco di gente. Non capisci?!”
“E che comprano?”
“Con un pallino da zerocinque stai bene”
“Ma sono cento euro!”
“E allora?!”
“Allora niente. A vent’anni hanno cento euro da buttare?”
“Eh! ma tu non sai niente? prendi l’amico mio, quelo che m’ha cantato… quello i soldi ce li ha, si compra a te e pure a me”
“E perché ti ha cantato?”
“Perché si caca sotto. I sbirri se lo sono portato già una volta. M’ha cantato e non se lo sono portato”
“E tu? non gli hai detto niente?”
“Ah! ma insisti! io non c’entro piu’. Sono bruciato. Non li voglio vedere. Non li voglio sentire. Te l’ho detto: mo’ chi vuole, va a Napoli. Torniamo ai vecchi tempi”
“Tanto l’amico tuo sta dentro e non esce…”
“E chi te l’ha detto? i sbirri?”
“L’hanno trovato con la coca… La coca è pesante”.
“C’ha l’avvocato buono. Vedi che esce. Dieci giorni, due settimane ed esce. Capirai! vent’anni, studente universitario, incensurato…”
“Vent’anni?”
“Eh, che ti credevi?”
“E già la comanda lui?”
“No. lui sta sopra a me, agli altri. Ci comanda a noi. Poi non lo so”
“Non lo sai?”
“No. non lo so. Mi sta bene così. Poi se comandano a lui, sono fatti suoi. Io non lo voglio sapere. E poi te l’ho detto: sono bruciato. C’ho gli angeli custodi. Ma se mi fermano gli do pure i pantaloni. Guarda, pure le mutande!”
“E quando esce, chi chiama?”
“Ma tu sai quanti ne trova?! per uno come me, ne trova venti”
“E che gli fa fare?”
“Gli vende, e gli altri vendono”
“Allora è sempre lui che va a prendere la roba?”
“No. Mica sempre. La coca, quella la tratta lui. La prende o gliela portano. Quando l’hanno preso era appena arrivato il cuoppo”
“Il cuoppo?”
“Eh, il cuoppo! Ma che sai tu?! non sai niente! l’hanno preso con un paio di pietre. Lo sai che è una pietra?”
“No”
“La coca non te la danno pronta. Ti danno le pietre. Tu ti metti e le rompi. Poi fai i pallini”
“E il cuoppo?”
“Erano trenta grammi. Trentacinque… un paio di pietre. Gliel’avevano portato da Napoli. Ci campava una settimana. E i sbirri hanno aspettato che glielo portassero. Lui lo sapeva che ce li aveva addosso. L’ha fatto apposta. Ha fatto la sfida. Però gli serviva pure. Dopo che ha perso a noi, non aveva manco il fumo. Come campava?”
“Voi trattavate il fumo?”
“Pure lui, ma poco. Ce lo vendeva a tre euro e noi lo vendevamo a cinque. Avevamo fatto il giro. Andavamo come il vento. Tenevo il bar”
“Il bar?”
“Eh! il bar li fa cento caffè al giorno? e io facevo cento caffè. A uso bar”.

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