L’alternativa alla globalizzazione
o non ci credo alla globalizzazione. Sì, forse ci sono troppa Coca Cola in giro, troppe scarpe Nike, troppa Ikea… Di Ikea tra un po’ saremo circondati: una a Napoli già da un annetto e una tra un anno a Salerno. E che fa?! Ikea di Napoli mi piace tanto, molto più di Ikea a Roma. A Roma è così svedese, a Napoli è proprio napoletana. Ovviamente si trova a due passi dall’autostrada. Ovviamente intorno ci sono cresciuti un po’ di mega centri commerciali. Proprio affianco c’è Leroy Merlin. E tanto per farla alla napoletana, benché siano a 50 metri di distanza, hanno differenziato gli ingressi. Perché fino a qualche mese fa, per arrivare a Ikea bisognava passare davanti a Leroy Merlin. E quelli di Ikea che hanno fatto? hanno aggiunto qualche freccia e hanno detto: “Accà nun se trase!”. vabbè, 500 metri in più di bretella che saranno mai. Entrate. A Roma ovviamente il parcheggio è gratuito. E’ nella filosofia di Ikea: tanti servizi, tante coccole ai clienti, costi contenuti… Entrate nel percorso guidato per il parcheggio. Basta seguire le frecce della segnaletica orizzontale… No, c’è l’immancabile parcheggiatore abusivo autorizzato (autorizzato dagli altri abusivi) che dice: “Capo, allà ce sta posto; capo coccosa ‘e spicci?!”. Va bene. Proseguite verso allà seguendo sempre le frecce. A Roma tutti rispettano le frecce. A Napoli no. E’ questione di principio: la benzina costa. Quindi c’è sempre il napoletano contromano. Ma è anche questione di territorio: chi so’ sti svedesi che cummannano ‘a casa mia?! Va bene. E’ Ikea Napoli. Il parcheggio si trova seguendo le indicazioni del parcheggiatore abusivo autorizzato. Se piove Ikea naturalmente fornisce all’ingresso del negozio di bustine trasparenti per contenere gli ombrelli bagnati ed evitare lo sgocciolamento in giro. A Napoli per evitare che il napoletano distratto dimentichi la busta o ne faccia scorta per chessò uso di congelatore, il parcheggiatore abusivo autorizzato vi risparmia la fatica di cercare il sacchetto (si presume che voi siate passati già per i negozi Ikea sparsi in Italia, e siate quindi alla ricerca dei sacchetti: rinunciate, non li trovereste mai). Costo: Capo a piacere vostro!
Mettiamo che non piove. Avrete guadagnato l’ingresso e cercate il posto per depositare il figliolo al seguito. Rinunciate: all’inizio c’era il servizio di baby sitting. Ora non c’è più: i bimbi napoletani saltano, rotolano, si moltiplicano, si rompono e i genitori chiedono i danni. Se non avete figli, cercherete matite e metro di carta. Rinunciateci: prima di voi è passata la famiglia Cacace che ha bisogno di matite in quantità industriale. Va bene, nella borsa femminile una penna c’è sempre. Comincia il giro. Ci sono le stesse frecce orizzontali del percorso parcheggio. E’ inutile: cercate di orientarvi seguendo i cartelli affissi al soffito, che indicano i settori. Se c’è contromano in auto, immaginate a piedi.
I settori più belli sono quelli dell’abitazione tipo, dei divani, delle cucine e delle camere da letto. Nel primo troverete la classica famiglia composta da suocera, suocero, giovane coppia con quattro bambini, zia e zio, nipoti e amici degli zii che guardano con aria di superiorità la gigantografia di un fighetto svedese che tutto sorridente dice: “Vieni a vedere la mia casa, io vivo in 30 meri quadrati”. E nei trenta metri sono compresi camera da letto, soggiorno, salotto, cucina, bagno e studio con un intricato sistema di armadi a muro e soppalchi. La famiglia allargata, che vive tutta nella stessa casa di 30 metri quadrati ,passa oltre. A Napoli è così da sempre. E’ chiaro che il suocero guardi schifato il fighetto svedese ed esclami: “Arò si sciuto? ‘a copp ‘e quartieri?!”. Nel reparto divani, Ikea dà il meglio di sé nella dimostrazione della resistenza dei suoi prodotti: può resistere un divano letto alla pressione di otto bimbi napoletani più nonna che s’è scucciata e le vota ‘a capa?! può! Nel reparto cucine scoprirete che i napoletani hanno bisogno di un miliardo di scomparti per tutte le conserve che si producono mediamente in una famiglia. Nel reparto camere da letto i napoletani non si soffermano: manca lo stile barocco roccocò in vero truciolato laccato del finto stile impero che si usava a Venezia ai tempi del doge. Il vostro giro ovviamente prosegue sempre tra la transumanza pluridirezionale. E in tutta questa ammuina vi accorgerete che lo svedese, sì i termini svedesi sono molto simili a certi termini napoletani. Chessò la famosa Poàng, la poltrona diventa la Pòang, il divano Klippàn è come il flipper.
Vi siete stancati? avete fame? c’è il ristorante. A Roma troverete tavoli da otto dove sono sedute due persone, o quattro che tra loro non si conoscono. A Napoli troverete due tavoli da otto opportunamente accostati per far spazio alla famiglia. Troverete che l’angolo dei condimenti e accessori ha oliera e acetiera legate con lo spago al carrello, così come il cavatappi. E lo spago non è un filo continuo, ma una cordicella con una serie di nodi, perché lo spago si taglia, lo strumento si porta a tavola e, se va bene, si riporta al carrello e si riannoda. A Roma vedrete una fila ordinata. A Napoli nonostante le transenne c’è sempre l’ingorgo in un punto: quello delle posate. Non chiedetemi il perché. A Roma ci sono i vassoi. Anche a Napoli, ma a Napoli hanno aggiunto il carrello stile areoporto: potrete inserire i vassoi ben impilati per tutta la famiglia che occupa i due tavoli da otto accostati.
Dopo pranzo viene il bello. C’è il mercato. Si scende al piano terra. Quella scritta enorme che campeggia (mercato) è un’istigazione a delinquere per i napoletani. Se non vi siete mai accostati a un mercato napoletano non potete capire. Dunque, nel mercato del negozio Ikea ci sono quei cestoni cubici dove è depositato sempre lo stesso oggetto ma in quantità industriali. Il napoletano, per il solo fato di trovarsi in un posto con la scritta “mercato”, deve scegliere: “Piglia questo che è meglio!”, “No, piglia quest’altro”. E’ così. Non perdetevi il reparto tessili, dove ci sono i tessuti a metraggio per le tende. Assiserete a splendide disquisizioni tra commessi e clienti sull’arredamento di “mia cognata Concetta che tiene il quartino vicino a quello di zia Nicolina, su al Vomero. Tenete presente il quartino all’angolo vicino alla salumeria di zì ‘Ntonio?”. La vostra visita sta per concludersi, arriva il momento delle casse. La fila non c’è: c’è il girotondo. Dopo aver pagato forse dovrete impacchettare qualcosa: ci sono i banchi con la carta da imballaggio gratis. Gratis significa gratìs, non a metro. E la carta da imballaggio in una casa napoletana serve sempre. Come i cataloghi di Ikea. Gratis anche quelli e in una famiglia allargata non si può litigare per chi debba sfogliare il catalogo per primo. Avete finito la vostra giornata di shopping al’Ikea? bene, adesso fate attenzione all’uscita. Il parcheggiatore abusivo autorizzato vi dirà che ha controllato la macchina, ha pulito il parabrezza e ha evitato che qualcuno parcheggiasse in doppia fila per non farvi uscire. Ovviamente non vi aiuta a caricare la spesa. “Capo avite speso tutti sti soldi, v’avanza coccosa?!”.

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