Nusco e l’armonia della Storia

Alcune tappe non sono obbligate. Nusco è sfiorata dal fiume Calore, tra Cassano e Castelfranci. Una contrada è sul tracciato, che spesso segue, s’incrocia e prosegue di fianco alla linea ferroviaria dell’Avellino - Rocchetta Sant’Antonio. E dal basso, dall’alveo del fiume ci sono un bel po’ di curve e tornanti da risalire. Ma basterebbe una passeggiata nel centro storico per dimenticare, almeno per un po’, l’etichetta potitica. Non è facile: all’ingresso del paese, su un muro di cemento, campeggia una scritta a vernice spray: “De Mita per tutta la vita”. In paese, però, ci sono anche i manifesti dell’ultima festa dell’Unità. E’ vero che sta nascendo il Partito Democratico, perché in passato nessuno avrebbe avuto voglia di esporli tanto evidenti. Esporli, ma con discrezione.
Il centro è in gran parte pedonalizzato. Prima di noltrarsi nei vicoli e nelle piazze lastricati in pietra, bisogna lasciare la macchina. Un parcheggiatore si preoccupa delle manovre. Pettorina fluorescente e blocchetto in mano, augura la buona passeggiata, passando dal “voi” al “tu” con nonchalance. Altrove si direbbe “troppa confidenza è mala creanza”. In alta Irpinia è tipico. Un “tu” con rispetto e cortesia. E’ il tono che fa la differenza. Niente di stonato. Come i particolari del centro storico. Nulla è fuori posto, niente è lasciato al caso, all’intraprendenza personale. I colori sono tenui, più marcati se si tratta di un rosso pompeiano. Ma il rosa antico, il giallo pallido si mescolano al bianco della pietra. E le insegne dei negozi sono in legno, sono discrete, eleganti. Come i bar, dove un tavolino per giocare a carte c’è sempre. E non è lo sport dei pensionati, ma ci sono anche i giovani. E una mattina di settembre non lascia il paese deserto. Gli anziani seduti in piazza parlano delle loro cose, di ricordi e “fatterelli”. L’inciucio è ordinario.
Ma nei negozi del centro è un via vai continuo. E non ci sono solo panettieri, salumieri e bazar.
Nusco è un comune turistico. Lo si capisce anche dal “menu fisso” esposto all’ingresso di un ristorante del centro. C’è poi il locale da guida Veronelli: La locanda di Bu, dove “Bu” è un soprannome. Anzi, uno “scanginomu”. Tutto finisce in “u”. E lo scanginomu funziona meglio di un cognome per cercare qualcuno. E non sono solo gli anziani a conservare la tradizione. Il paese è piccolo: poco meno di 4500 abitanti. Molti vivono nelle contrade, ma chi abita in centro si conosce. E si riconosce dal soprannome. Cardillicchiu, Cunzuolu, Guardianiellu, Martilluzzu, Lu Mufucu, Pettulangulu, per dirne alcuni. Ma è inutile cercare il significato. Spesso si perdono nel tempo. Nascono da tratti somatici, da espressioni, anche da parole dette e rimaste impresse. Non è come per le strade. A chiedere di un posto si riceve sempre la stessa risposta: “Puoi andare di qua o di là. Tanto Nusco questa è”.
Solo che ad andare di qua o di là si scoprono angoli impensati. Palazzi gentilizi, chiese e piazze che non ti aspetti, dove neppure il grandangolo può fissare una prospettiva così estesa.
Il centro storico è questo: ordinato, pulito, armonioso, rispettoso del passato. Il terremoto ha lasciato la sua traccia e in giro ci sono ancora case da ricostruire. Ma non ci saranno mattoni fuori posto.
Poi basta uscire e ritrovare l’”intraprendenza” e l’”anarchia”, dove l’architettura, l’urbanistica cedono il passo al dubbio gusto personale. Un po’ di Svizzera, un po’ di Germania, un po’ di metropoli in quelle ex case rurali che la ricostruzione post sismica ha trasformato in villette o palazzi. Ma sono e restano fuori dal borgo. Bisogna cercarli.
C’è poi la contraddizione di un Parco, inteso come ente, (quello dei Monti Picentini) nato per la tutela del territorio, e che per sede ha scelto un palazzotto moderno, tutto cemento, vetri a specchio e alluminio anodizzato. E quello è proprio in centro.

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