Calitri e l’occupazione degli inglesi
Archi, portoni, scalette e poi i colori, che sono tanti, tutti delicati, dal bianco alle varianti pastello del rosa, del giallo e del verde. Il centro storico di Calitri è un grande puzzle colorato, di casette che crescono le une sulle altre. Vetricali e sempre in salita, arroccate su quei vicoli che sono cresciuti in mezzo alle case stesse. Non c’è bisogno di trovare un punto di vista: dall’alto, dal basso, in mezzo, da vicino e da lontano Calitri colpisce, incuriosisce e affascina. Stanze che sporgono, scale che rientrano, ingressi che si nascondono e balconi e finestre in fiore. Che tra gli abitanti ci sia il culto delle finestre fiorite si capisce da file di bottiglie piene d’acqua, sui gradini di tutte le case. L’acqua deve decantare un giorno per annaffiare poi le piante.
E’ un angolo nascosto nella più nuova Calitri. Lo si scopre dall’Ofantina, ma non si può mai immaginare, da lontano, quanti scorci, quante scalette bisogna fare per capire fino in fondo cosa siano quelle macchioline colorate in cima al paese nuovo. Deve essere stato un trafiletto su giornali specializzati: la mostra della ceramica, un evento estivo, letto da un inglese di passaggio. Ne è arrivato uno, che ha poi trascinato anche gli altri. In pochi anni. Cinque o sei. E d’estate il centro si popola di bimbi biondi o rossicci, con le loro lentiggini e l’accento strano. Sono una quarantina ormai le famiglie che hanno comprato casa nel centro storico di Calitri. Hanno visto, hanno capito, hanno comprato. E non sono più stranieri in un borgo dell’entroterra campano, ma parte del paese, di quello antico che cerca di rinnovarsi ed aprirsi all’esterno.
“Qui fino a poco tempo fa abitavano solo anziani, adesso qualcosa, lentamente sta cambiando”. Una signora mostra con orgoglio la sua casa. Ha la facciata rosa, la pensilina sugli ingressi.
Plurale perché sono due, uno vicino all’altro: “Io e mio marito abbiamo dovuto comprare due case e unirle. Sono case antiche, con le camere piccole e le pareti che non possono essere modificate. Così, con due case vicine abbiamo risolto”.
La signora, che non ha neppure quarant’anni, ha scelto il centro storico. Un po’ di difficoltà per il rifornimento di gasolio: un lungo tubo passa sotto un arco e raggiunge il serbatoio. Nel frattempo il vicolo è bloccato. La casa segna il mezzo tra una salita e una discesa. E’ uno degli angoli più caratteristici. Lo hanno capito anche gli inglesi. “Qui vicino ha comprato un’inglesina”. La chiama inglesina, perché è molto giovane, viene ogni tanto con il compagno, e da queste parti trovare gente che non abbia superato i trent’anni non è poi tanto semplice. “Lavora alla base Nato di Napoli, un giorno ha visto questa casa e se n’è innamorata.
L’ha comprata subito e subito ha cominciato i lavori per ristrutturarla. Io non mi ero neanche accorta che fosse una casa singola”. C’è una scala stretta e ripida, con i gradoni alti, che arriva a un portoncino. A terra una stanza, sopra un’altra, e sopra un’altra ancora. “Ma ha comprato anche quell’altra casa più su”. Verrà una torre che avrà un secondo ingresso dal vicolo sovrastante. E’ colorata di verde chiarissimo, con gli infissi in legno e i fiori freschi sulle finestre. “Poi in questo spazietto ha ricavato il giardino. Si sa: gli inglesi senza giardino non si ritrovano”.
Il “giardino” sarebbe lo spazio antistante la prima camera: tanti vasi da non vedere più il pavimento; l’annaffiatoio vicino e una bicicletta poggiata al muro. Senza catena o lucchetto?
“E perché? qui le porte si possono lasciare anche aperte”. E infatti da un portoncino sbuca un’anziana. Era aperto, il portoncino. E in casa sono entrate voci che non erano familiari all’anziana. “Zì Lucì, buonasera”. Nessuna parentela, ma “zì”, “don” si usano ancora, anche tra i più giovani.
E gli anziani guardano sorridendo ai visitatori occasionali. Se ne vedono pochi durante la settimana. Non è come quando si preparano gli eventi estivi e il centro storico si riempie, trabocca di folla. Un visitatore è sempre ben accetto. Del resto la cucina è al pianterreno e la macchinetta del caffè a portata di mano. “Trasi”, entra, pronunciato con quel “tu” familiare tipico dei centri dell’Alta Irpinia. Note di colore anche queste, che fanno dimenticare presto quei particolari stonati, che pure non sfuggono: l’alluminio anodizzato per piccole finestre o la saracinesca lì dove c’è un portale in pietra adattato a ingresso per un garage. Dettagli, solo dettagli. Senza, però, sarebbe la perfezione.

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