Del mugugno e degli spifferi

I soldi che si spendono ogni anno per la ristrutturazione, l’arredo, il miglioramento funzionale dei palazzi, non coprono mai le spese per gli spifferi delle porte. Ma non è della dispersione calorica e del risparmio energetico che m’interesso. Le porte “spifferano”. Punto. E tutte le volte che ho avuto la pazienza di stare di fronte a una porta chiusa, poi mi sono sempre divertita a chiedere cosa ci fosse, cose si fosse detto oltre quella medesima porta. Le porte spifferano. Gli inquilini raccontano. E può capitare che dove uno spiffero sia troppo basso, l’inquilino occupi il vuoto sonoro. Niente di trascendente: è la teoria dei vasi comunicanti. Ma noi conosciamo meglio la teoria dell’impenetrabilità dei corpi. La conosciamo a tal punto da averla superata. Ma tornando alla cinematica: le porte spifferano.
Lo studio sugli spifferi che conduco da anni mi ha fatto rilevare come l’intensità e il suono degli spifferi cambino in rapporto al tempo. Il tempo diventa la variabile di una costante “provvisoria”. La costante provvisoria si chiama Gianni De Gennaro. 120 giorni di mandato per togliere la munnezza dalle strade. All’inizio del percorso gli spifferi suonavano così: tanto ci sta De Gennaro, se la piangesse lui. Alla fine del percorso gli spifferi suonano così: tanto De Gennaro se ne va.
Qui si vuole dimostrare come non si sia capito o si voglia far finta di non capire che la proposizione consecutiva al “Tanto De Gennaro se ne va” è “Mo’ so’ cavoli!”.
A Genova (e si sa che i genovesi sono piuttosto restii agli sconti) i commercianti sono soliti definire il prezzo di un qualcosa con o senza “Mugognà”: se volete acquistare senza mugugno, il prezzo è pieno, se concedete la possibilità del brontolio, qualcosa la si spunta. E noi vendiamo sempre col mugugno.
Noi ottemperiamo a una legge che ci impone di individuare i siti possibili per nuove discariche, ma consegnamo l’elenco riservandoci di mugugnare quando il medesimo elenco verrà reso noto. Noi plaudiamo a una legge che fissa termini e modi per l’avvio di un ciclo integrato dei rifiuti, ma ci riserviamo di mugugnare quando questa legge comincia il suo percorso applicativo.
Nel mugugnare chiudiamo occhi, naso e orecchie. Non la bocca. Certamente il cervello. O forse lasciamo che gli unici neuroni attivi si agitino per gonfiare un paracadute.
Non leggiamo per esempio che oltre alle nostre discariche, ne sono previste altrettante per le altre quattro province campane. Non leggiamo che anche le altre province campane hanno un congruo numero di cave che potranno essere tuilizzate alla bisogna. Non leggiamo che anche le altre province campane hanno o avranno impianti per il trattamento dei rifiuti. Non leggiamo che anche noi produciamo munnezza, produciamo percolato di discarica e altri rifiuti speciali o inquinanti. Al pari delle altre province.
No, noi abbiamo già dato, perché avevamo già una discarica che ha funzionato per 14 anni. Come Napoli, che ha sversato a Pianura per 30 anni, come Caserta, che ha più discariche (abusive e regolari) che abitanti, come Benevento, come Salerno (che ci sta facendo respirare). Noi abbiamo già dato e chiediamo la provincializzazione di un ciclo integrato dei rifiuti che abbiamo rimandato per anni, anni e anni, arrivando ad approvare un mezzo piano dei rifiuti soltanto nell’ultima seduta di consiglio provinciale del 2007. Entro il 31 dicembre bisognava farlo e basta.
Quando, però, il mugugno non funziona, si passa alla fase del piagnisteo: comincerà a breve la passerella, la trafila, il corteo di politici e politicanti al referente governativo di turno, perché quel che è legge abdichi in luogo del favore. Perché noi sappiamo essere riconoscenti a chi ci dimostra che una deroga può essere concessa. Tanto, noi siamo chiusi tra le montagne e nessuno ci controlla. Possiamo dire che va tutto bene, madama la marchesa. Possiamo dire che va tutto bene, anche se magari un sindaco ha avuto paura di un ipotetico, forse probabile, sicuramente futuro avviso di garanzia e non ha predisposto un sito di stoccaggio, lasciando certamente, immediatamente, continuativamente che i suoi concittadini elettori annegassero nella munnezza. Salvo poi non controllare tre monaci che di soppiatto a Napoli hanno invocato l’esercito di liberazione.
E tra due o tre settimane cosa succederà? Potrei sbagliare di giorni (si sa che i passaggi di consegna, con un governo in allestimento poi, non sono mai repentini) ma il commissario se ne andrà e toccherà a sindaci e presidenti di provincia decidere se attuare o meno e in che tempi e termini quelle che al momento non possono essere altro che linee guida.
Io dico che ci rivedremo a novembre o dicembre del prossimo anno: abbiamo scavalcato per anni la legge dell’impenetrabilità dei corpi imbottendo a dismisura le uniche discariche che siamo stati capaci di aprire, ma il concetto di limite dovrà pur instaurarsi, non foss’altro per le centinaia di migliaia di ecoballe che ci stanno intorno come colline nere. E soprattutto perché la differenziata va a gonfie vele in comuni di un migliaio di abitanti, ma non nei centri più grandi, che continuano a guardarsi intorno.
Però sapremo su chi riversare le colpe: su chi ha detto che abbiamo fiato fino al 5 luglio, o, affidandoci alla nostra superiorità rispetto alle leggi fisiche, fino alla fine dell’anno. Questo non lo dicono gli spifferi, ma gli inquilini.
Tanto io me ne vado in vacanza.

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5 Risposte a “Del mugugno e degli spifferi”

  1. Ma ci chiamassero no? Per una mezza milionata di euro mettiamo d’accordo tutti… con un piano di diversificazione dell’impatto sull’esistente!

  2. Signor Sifossifoco, io, se ricorda, lo scrissi che s’era inventato il bilancio ambientale per Mantova (prima nella classifica del Sole24ore) due anni fa, ma qui sono ciechi o il Sole è troppo difficile.

  3. Se ce una cosa che non posso soffrire,sono quelle tipe che mi cancellano i commenti. Potessi scivolare su una di quelle bucce di banane che buttano sul Corso le scimmie irpine a passeggio e sbattere il culo a terra. Ma voi vedete che gente. E rimetti subito il commento mio dove stava prima.

    moderazione
    se c’è una cosa che non sopporto sono quelle persone che vengono, lasciano la loro buccia di banana e fanno scivolare tutto il resto. E’ un classico dei blog, lo so, è la cosa che mi aveva spinto a chiudere i commenti. Poi ci ho ripensato, perché magari qualcuno aveva voglia di lasciare qualcosa di diverso dalle bucce di banana. Caro Strudel, puoi scegliere (nella vita si sceglie sempre): dirmi che ho scritto cazzate, dirmi che ho scritto idiozie, meglio se motivando, ma sempre rimanendo in tema. Quello che non sopporto sono le cose che non capisco, ma non per mio difetto. Ecco, diciamo che detesto i nonsense. Siccome questo spazio lo pago, siccome in questo spazio non copincollo le cose che scrivo per il giornale, siccome mi costa tempo tenere questo blog, siccome ci tengo a questo blog, se proprio non ti sta bene ci sono tanti, tantissimi, milioni di milioni di blog, cambia. E’ più chiaro?

  4. uh!, ma sei Grabbiella?
    allora hai ancora un blog..

    ti lascio solo un saluto, la buccia di banana me la porto via.
    Sabbatorius

  5. Brava Gabriè, mena duro! Non ti far intimidire da nessuno. L’unica cosa che dico è che sicuramente mi pare il caso di parlare di incomprimibilità dei corpi, visto che sulla loro impenetrabilità ho un sacco di amiche che la pensano mooooolto diversamente…

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