I gattopardi sulla munnezza

Se ci fosse un piano, un disegno, sensato o perverso, ci sentiremmo tutti più sollevati. Vorremmo davvero dimostrare che quest’ultima emergenza strisciante, mai conclamata, sia frutto di una strategia che coinvolga tutti, a tutti i livelli. E invece, per quanti sforzi possibili, non resta che elencare una serie diavvenimenti che, partendo dalle posizioni più distanti e inconciliabili, convergono in un unico punto: il nulla. Anche il nulla ha la sua forma ingombrante: è fatto di cumuli enormi, medi e tollerabili. La certezza che di tanto in tanto, senza un ordine precostituito, i cumuli enormi vengono rimossi, ha elevato la soglia della tollerabilità e abbassato quella della dignità. Nessuno alza barricate contro i cumuli. Nessuno ha voglia di protestare per il solo fatto di vivere in una città sporca e maleodorante. Al massimo può capitare di dover aggirare l’ostacolo, turandosi un po’ il naso. Perché è ormai inutile anche domandarsi di chi sia la colpa. E’ un esercizio faticoso: bisogna aver la pazienza di risalire la catena di comando, facendo attenzione a non saltare anelli.
E proviamo a risalirla, questa catena, ché a qualcuno non deve essere ancora chiara.
Se c’è immondizia per strada, è perché chi deve raccoglierla non lo fa: l’Asa. E invece tocca ricordare che, quando il punto di conferimento dell’immondizia (il Cdr) ha ripreso a lavorare a pieno regime, l’azienda ha ripulito oltre duemila tonnellate di munnezza in meno di 72 ore. Se l’Asa non può conferire, tocca rivolgerci al Cdr. E invece dobbiamo ricordare che quando le ecoballe e il fos sono stati rimossi dall’impianto, a Pianodardine hanno fatto fronte anche ai rifiuti di Napoli. Puntiamo l’indice contro il commissariato straordinario. Eppure bisogna ammettere che, se negli ultimi due giorni la situazione non è precipitata, è perché De Gennaro ha deciso di aprire il sito di stoccaggio di Maruzzella, considerato una riserva strategica. A Caserta le ecoballe di Avellino.
Ma ad Avellino che munnezza c’è?
1200 ecoballe stoccate a Campo Genova, 500 stoccate a Flumeri, altrettante a Pianodardine.
Perché questa provincia ha una differenziata al 42%. Con queste cifre è assurdo sobbarcarsi l’ingiuria di una regione zozzona. L’Irpinia, però, differenzia il 42% di 450 tonnellate. La Campania produce 7000 tonnellate al giorno. Negli ultimi sei mesi circa (l’emergenza è cominciata – anche se pochi lo ricordano – nel novembre dello scorso anno, con i primi appelli dell’allora commissario straordinario Pansa) l’Irpinia ha prodotto più di 80mila tonnellate di rifiuti: 34mila (il famoso 42%) di differenziata, 47mila di indifferenziato. Ogni ecoballa pesa 1,4 tonnellate che, moltiplicate per le circa 2200 ecoballe stoccate qui, fa 3080, tonnellata più, tonnellata meno. Qualcuno si è accollato 43mila tonnellate dei nostri rifiuti indifferenziati (immaginando che il differenziato sia stato venduto e monetizzato).
La verità è che gli Irpini sono più intelligenti, furbi e scaltri degli altri corregionali, che, loro sì, si sono accollati in questi mesi la munnezza di tutta la Campania. Salerno con la discarica di Serre, Napoli con lo stoccaggio di Acerra e Giugliano, Caserta con Taverna del Re, Ferrandelle e ora anche Maruzzella, Benevento con Casalduni che ha accolto 365mila tonnellate di ecoballe. Eppure i cugini fessi di Salerno e Benevento in particolare hanno le città linde e profumate.
Noi teniamo alla nostra salute, alla salvaguardia del nostro habitat. Preserviamo Pianodardine, che non è solo Cdr, ma soprattutto decine e decine di fabbriche, aziende, vive o morte, con i loro comignoli, i loro scarichi, i loro scheletri. Tralasciamo, però, di far presente un motivo che potrebbe essere ben più pregnante: il progetto di un eliporto con un grande centro servizi, proprio in quell’area, il cui appalto da tre milioni e mezzo di euro è stato affidato appena ieri.
Preserviamo oggi (non in passato – catastrofico il rapporto Arpac 2007) una cloaca come Pianodardine dal rischio della dittatura di uno stoccaggio provvisorio di Cdr di qualità (esito delle analisi compiute da Arpac e Carabinieri), perché la struttura su cui devono essere poggiate le balle potrebbe non essere sicura. Nel frattempo tolleriamo i miasmi, i cumuli, gli insetti, i ratti, i randagi e i liquami equamente distribuiti in tutta la provincia.
Non abbiamo neppure fretta di sapere dalla magistratura, che ha sequestrato, se il sito possa tornare o no disponibile. Il ricorso contro la convalida è stato presentato e il tribunale ha dieci giorni, dalla ricezione degli atti, per fissare l’udienza. Naturalmente potrebbe essere necessario del tempo per la trasmissione degli stessi atti: le indagini tecniche sui motivi del sequestro sono in corso, anche se procedono freneticamente.
Certo, si potrebbe individuare un sito di stoccaggio alternativo. Farlo prima che l’ordine cali da Napoli. E’ sulle decisioni calate che tutti si alterano. L’assessore provinciale all’ambiente Fierro propone le cave dismesse. Lo propone però ai giornali. La discarica di Pustarza non deve essere regionale: la presidente della Provincia De Simone assicura che vigilerà. Poi c’è un’ordinanza del commissariato straordinario che istituisce un comitato di monitoraggio per la sicurezza della stessa discarica con la partecipazione di esperti nominati dal comune di Savignano, dalla Provincia e dall’Ordine degli ingegneri di Avellino; e dal primo maggio scorso (data dell’ordinanza) nessuno ha nominato alcuno. Da dieci giorni è scaduto il termine fissato dal governo per attuare in tutti i comuni campani la raccolta differenziata; ma nessuno può sognarsi di dire che la differenziata è a regime soprattutto nei centri più popolosi.
Perché? Per non riconoscere politicamente le scelte commissariali? Perché il potere deve tornare nell’alveo della normalità? Per liberarci finalmente degli anelli più alti della catena e decidere in piena autonomia?
E’ una possibile strategia per approdare al cambiamento. Una rottura netta col passato. Bisogna però che qualcuno dimostri concretamente che ci si può affrancare dalle decisioni d’imperio.
La sensazione, forte, è che ci siano falsi eroi romantici che, dietro il vessillo della libertà e dell’autonomia, invochino il cambiamento per lasciare tutto com’è.
In quell’insuperato “manuale” della contorta mentalità borbonica, che è “Il Gattopardo”, persino Don Fabrizio si rese conto che “dopo sarà diverso, ma peggiore”.

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4 Risposte a “I gattopardi sulla munnezza”

  1. Ci sono tuoi colleghi che invece si dilettano nella ricerca dei cumuli di monnezza, ma non sanno neanche loro perchè ci stanno quei cumuli. Io gli consiglierei di leggere dieci volte a voce alta questo post. Lo consiglierei anche a parecchi sindaci, ma dubito che sanno leggere.

  2. Anch’io dubito che sanno leggere…

  3. Si grossa. Si a meglia. Si chelle ca’ sì.

  4. Visto che dai tiggì non riesco più a farmi un’opinione di quello che sta accadendo, verrò più spesso qui da te: mi fido della tua versione dei fatti. Che però non sembra incoraggiante.
    Saluti.

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