Una volta erano Normanni

strage.jpg“Un giorno è venuta e mi ha detto: papà voglio andare a Pisa all’università”
“E tu?”
“E io sono stato il padre più felice del mondo. Via, jatevenne ‘a sta munnezza!”
“Lontano…”
“Lontano. E qui non devono metterci più piede”
“Ma come si campa?”
“Si campa?”
“Eh…”
“Tu lo sai che per farmi la casa ho pagato 5000 euro a solaio?”
“E mica è tanto!”
“Ma che hai capito?! 5000 euro ‘a fore ‘o muorto!”
“Sarebbe?”
“Sarebbe che ti compri il terreno, chiami l’architetto, scegli la ditta. E i cinquemila euro a solaio li paghi se vuoi stare tranquillo!”
“Cinquemila…”
“E poi ci sono gli infissi: se non li sistemano appena consegnati, paghi il deposito”
“Li devi posare da qualche parte?”
“No, nel cantiere tuo… Via, jatevenne!”
“E la scuola? Pè, come fai a insegnare?”
“Tu lo sai, le soddisfazioni me le prendo per conto mio, quando vengono i ragazzi che vogliono prepararsi per i concorsi, quelli che vogliono studiare, che hanno uno scopo… il resto: ma di che parliamo?”
“Di che?”
“Di quelli che vengono con la lama nelle tasche, la posano sul banco e ti guardano con l’aria di sfida”
“Ma tu insegni in un liceo…”
“Scientifico…”
“Eh, mica un riformatorio”
“E che c’entra?! Adesso va un po’ meglio”
“E perché?”
“Perché il liceo l’hanno aperto anche a Casale. Prima venivano tutti da noi: erano tutti uguali. La barba, la faccia strafottente, le sigarette in bocca, gli occhiali da sole, e sempre a sfidare, sempre a dire: tu non si’ nisciuno. Anzi, si’ ‘a schifezza ra’ schifezza, ra’ schifezza ‘e l’uommene!”
“Immagino quando devi scrivere i giudizi…”
“Faccio notte: devo trovare le parole che uno di questi non sa leggere, non sa scrivere, non vuole fare niente, non vuole stare a scuola, nel bagno ci va per spacciare, nel corridoio ci sta per fare a mazzate, con i professori non sa usare una parola d’italiano, non sa fare manco una divisione a due cifre e la parola più educata che ti dice è: strunz! E scrivo il giudizio e il padre viene a colloquio: prufessò, vedete bene che qua non si capisce che avete scritto. Mio figlio è un ragazzo positivo. Di che vuoi parlare?!”
“Ora c’è il voto in condotta…”
“Sai quanti studenti ho in classe? ventiquattro. Ti pare che posso cambiare le gomme alla macchina 24 volte?”
“Ma il preside… non avete mai chiamato i carabinieri?”
“Ma tu fammi capire: quattro cinque carabinieri che fanno? lo sai che alle 8 di sera si chiudono in caserma e non escono? che devono fare?”
“A scuola…”
“E credi che fuori sia diverso? non si campa, credi a me, non si campa. Non esiste che vai al bar, scambi due parole, bevi una birra, ti fai la partitella a carte… se vuoi fare queste cose, devi essere come loro. Altrimenti non campi”
“Il coprifuoco?”
“No, te l’ho detto: esci se sei come loro. Sennò te ne stai a casa, passi la vita ad accompagnere i figli a destra e manca, ti riposi davanti alla televisione o al computer, leggi un libro, un giornale. Il resto non esiste… Non è per te. “.

  1. One Response to “Una volta erano Normanni”

  2. By Lucia on Set 21, 2008 | Reply

    Mamma mia Gabriè! Un altro pugno nello stomaco! Vero, purtroppo… Grazie a te che queste cose le racconti!

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