Quello che penso di te

Hai sempre ficcato l’occhio nel buco della serratura. Ammettilo: hai bussato alle loro porte non per dire buongiorno, ma per entrare nei loro uffici e frugare nei loro cassetti. Ammettilo: quell’aria distratta, tra una telefonata e l’altra, quello scorrere il giornale, mentre passavano carte all’impiegato di turno, non era discrezione. Non te n’è mai fregato niente. E anche quando lanciavi la battuta, annuivi, davi ragione, ripetevi le loro frasi, anticipavi il loro pensiero, ti immergevi nel loro linguaggio: non eri gentile, eri untuoso. Li accompagnavi nelle lorocelebrazioni perché volevi solo origliare le loro telefonate, anche quelle più insignificanti.
E che si dicesse che avevi, hai frequentazioni importanti ti ha fatto sempre solo piacere. Che si dicesse pure che avevi libero accesso alle loro stanze, anche alle loro tavole, che ti diverti a vedere come mangiano, come parlano, come scherzano. Che hai contato le pacche sulle spalle che si sono scambiati. Hai annotato anche le battute volgari, i pettegolezzi e le dicerie.
Ingenui loro a non capire che quella confidenza raggiunta nascondeva la bava di un serpente strisciante. Loro non sanno che quell’aria disinteressata, quel convenire a ogni cenno era solo il tuo disprezzo. Ti servivano. Ti sei servito di loro, senza che capissero.
E cosa ne hai fatto della loro fiducia, delle loro pacche sulle spalle, di quelle gomitate sotto la tavola, di quei caffè consumati tra il “No, pago io, non ti consento!”?
Dillo, ripetilo a voce alta: spia, sei soltanto una spia.
E a questo punto ridi, ascoltando le frasi che hai imboccato, le dicerie che hai riportato e che oggi ricadono su di loro.
Oggi ridi, perché dal quel buco della serratura li vedi guardarsi tra di loro, fare la conta e chiedersi: chi? chi mai il colpevole, l’infame, il traditore? chi?
Ridi pure: loro continueranno a guardarsi, a sospettare e a non capire.
Ammetti anche questo, che è poi il tuo unico cruccio: vorresti che sapessero, vorresti che urlassero il tuo nome e ti dicessero: “Ah, infame!”. E tutte le bestemmie sulla tua testa. Ti piacerebbe, perché dovrebbero anche scoprire che a rovesciarti per le gambe, non cadrebbero neppure i trenta denari dell’iscariota. Dalle tue tasche solo quella soddisfazione di averli sbugiardati, sbeffeggiati, spogliati e sputtanati.

  1. 4 Responses to “Quello che penso di te”

  2. By sff on Nov 13, 2008 | Reply

    Uh marònna

  3. By Lesorja on Nov 14, 2008 | Reply

    Ma che gente frequenti, Gab?

  4. By Gabriella on Nov 14, 2008 | Reply

    Bappe, eheheh: gente simpatica.

  5. By aruspice roccioso implacabile on Gen 4, 2009 | Reply

    quello che penso di te è raffigurabile in un golfo che un forte abbraccio puo’ contenere . con affettuosa amicizia Rocco Quagliariello

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