I segreti di Pulcinella

Allora, capitava così: arrivavo, nemmeno il tempo di chiudere la porta alle spalle. Era tardi, mancava una manciata di minuti e dovevo dire cosa era successo, cosa avevo raccolto. Pochi minuti, breve, sintetica, precisa, col ticchettio dei tasti che faceva da sottofondo a quello che dicevo. Nel senso che io parlavo e c’era chi traduceva su carta quello che gli altri avrebbero ascoltato. Insomma, le notizie. Notizie, capito?
Allora, funzionava così: “I carabinieri hanno aperto un’indagine…” Sì, ma la notizia? “I carabinieri sono andati a verificare…” tic, tic tic, tic, tac… Sì, ma la notizia? “La polizia poi ha notificato…” tic, tic, tic, tic, tac… E la notizia? Dimmi il fatto, cazzo! “Perché il magistrato…” tic, tic, tic, tac… ‘O fatto? Ch’è successo?
La faccio breve, brevissima: l’attacco, il lead, l’incipit di un pezzo di nera o di giudiziaria non doveva mai essere del tipo: “I carabinieri, la polizia, la guardia di finanza, il pm… ha/hanno…”. La notizia, il fatto, che è successo… Che di mezzo ci fossero anche carabinieri, poliziotti, finanzieri, magistrati importava solo ai medesimi. E spesso a chi scrive. Sicché mi viene sempre da ridere o da pensare, quando leggo di colleghi sottoposti a indagini o perquisizioni per violazione del segreto istruttorio. Chi ha passato la notizia? ma è facile: è scritto nel pezzo! C’è il nome del magistrato? c’è scritto chi ha svolto le indagini? sono menzionati gli avvocati? Ecco chi passa la notizia.
Dicono: il carcere a chi pubblica atti coperti da segreto istruttorio, prima dell’avvio del dibattimento. E penso a quelle maxi inchieste, con centinaia di indagati, che possono nominare due avvocati di fiducia a testa, che a loro volta si fanno assistere dall’immancabile pletora di collaboratori di studio. Bene: quanto è tutelabile il segreto istruttorio? e di solito il segreto dovrebbe custodirlo che ce l’ha (ridondanza linguistica). Di solito quando mio fratello dice: “Sì, ma non dire niente a mamma” io non dico niente. E’ lui che che poi spiffera tutto. Io ci faccio solo la figura della carogna (secondo mamma), della personcina affidabile (secondo il fratello). E appunto la questione è di coscienza. Torna alla casella di partenza senza passare per il via.
Ho sempre pensato che chiudere nel cassetto una notizia non sia corretto: c’è sempre qualcuno che se ne avvantaggia. In genere. Sul particolare, poi, ci rifletto e decido.
Pensando alle regole nuove, che tanto nuove poi non sono, non mi viene da gridare alla censura, non mi va di agitare un bavaglio. Penso alle tante volte che per stringere un comunicato chilometrico di arresti, denunce, sequestri, cominciavo cancellando i nomi di carabinieri, polizia, finanza, magistrati, sicché restava solo la notizia, il fatto, quello che era successo.
Credo ci voglia solo più coraggio, o più lavoro. Sì, forse più lavoro: la procura ha aperto un’inchiesta sulle liste d’attesa negli ospedali. Troppo lunghi i tempi per ottenere una visita specialistica… E se andassi all’accettazione, prenotassi una visita, mi dicessero: “deve attendere 4 mesi”, chi può vietarmi di pubblicare la ricevuta della prenotazione? Solo che io li conosco certi personaggi: sono capaci di chiamarti il giorno dopo e dire: “Che credi?! ci  stiamo muovendo! mica dorme questa procura!”.
Dico: è un’ipotesi…

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