All’amico oratore

E’ un contenitre da riempire, va bene
Bisogna cambiare, va bene
Bisogna definire i metodi, va bene
Bisogna rappresentare degli interessi, va bene
Non è questione di uomini, va bene…

ma le idee? dove sono le idee?

Mi dispiace aver lasciato la sala senza ascoltarti, ma il tempo corre anche per me. Mi perdonerai però se ti dico che quello che ho sentito non mi ha sorpreso, non mi ha entusiasmato e mi è sembrato tanto di ricevere l’eco lontana di tanti altri convegni politici, senza distinzione di bandiera o schieramento. Quella sensazione di “basso profilo” che si respira da troppo tempo, di visioni astratte,assolute, buone per tutte le stagioni, a patto che siano serene, pacate, misurate. Annacquate, dico io, che a 17 anni facevo la guerra con il secchio di colla, per coprire le facce democristiane nell’ultima notte prima delle elezioni.
Goffredo Fofi una volta ha scritto: l’unica cosa che si può fare è creare piccole minoranze di rompicoglioni con un progetto in testa.
Il progetto non si intravede e manco le minoranze di rompicoglioni esistono, ma ci sono tanti bravi ragazzi che impiegano due ore per rincorrere un’espressione esteticamente efficace. Parlano bene, sono beneducati, ma cosa dicono?
il taccuino, dove annotavo le frasi esteticamente efficaci, è rimasto quasi bianco. E’ difficile, e non so come faranno i cronisti politica costruire un pezzo di cronaca su frasi esteticamente efficaci. Cosa racconta in questi casi il cronista? il chiacchiericcio. E non è colpa della categoria, allora, se anche l’informazione vola rasoterra.
Qualche giorno fa mi hai accusato di essere troppo concreta. Lo so, non vado bene, faccio fatica con la politica. Io vengo dalla nera e dalla giudiziaria, dove, oltre il filo cronologico, c’è quello logico, senz’altro più affascinante. Collocare gli eventi non in una striscia temporale, ma in un percorso a strappi, spesso rende la dimensione esatta di quello che accade. E’ difficile, è faticoso, richiede tempo e parecchio intuito. E non sempre riesce. Ma nella peggiore delle situazioni, qualcosa, una parte di verità la si può sempre raccontare. Il compitino, insomma.
E’ che in questo tempo, non nel Pd o nel Pdl, ma in questo tempo non scorre sangue, non ci sono emozioni, è tutto così terribilmente piatto. Peggio del piattume (ho scritto piattume, ma credo che il vocabolo giusto non preveda il dittongo) c’è solo la pretesa che in una stanza chiusa, dove si ripescano addirittura ricordi del 45, della Fuci morotea (con il collega c’è scappata la battuta tipica del cronista disincantato: ma questo, per andare a scavre i giornali del 45 ne ha di tempo da perdere), si discuta di quello che accade fuori.
La pretesa, anche, che la soluzione sia il partito del luogo. La pretesa, ancora, che dal particolare localismo si arrivi all’universale. Ma non c’è ombra di processo induttivo e non c’è ombra di realismo guicciardiniano. C’è soltanto l’Italietta delle città e, più che delle città, dei comuni e, più ancora, delle frazioni, fino alle singole case.

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