Intercettazioni
“Peppe Pàcia è il numero uno. Peppe Pàcia è il numero uno”
“Quanti voti, Pe’?”
“Diglielo: Peppe Pàcia è il numero uno. Sono tutti i miei! ‘A Faina quanti ne ha fatti?”
“Sono i tuoi, Pe’. Solo i tuoi!”
(maggio 2006)
“Ora, se tu fossi una giornalista libera lo scriveresti”
“Mi fai incazzare…”
“E perché? ”
“Ma te le ricordi quelle carte che non mi hai restituito più?”
“Me le ricordo, me le ricordo… E perché non lo scrivi?”
“E che devo scrivere? che ha fatto cappotto dove la gente non va a votare e quelli che votano sembrano tanti soldatini in fila?!”
“Eh!”
“E che cento a zero è la vittoria della bella politica?”
“Eh!”
“E chi mi crederebbe?”
“Le persone perbene…”
“Ah, ci stanno le persone perbene?”
“No?”
“No. Tu ci sei mai stato? io sì… Avevano ammazzato uno, in un cortile. Dicevano che aveva sgridato un ragazzino. E allora il nonno, il padre, i fratelli… tutti giù nelllo slargo davanti casa: scendi, bestia, scendi. Quello scese, petto di piccione. Tanto aveva la nomèa: chi alzava la voce, era finito. E invece finì con una botta in fronte. Un buco solo. Andai. Cercai la casa. Chiesi a due tizi nella piazza. Nessuno volle rispondere. Guardarono storto. E quando trovai lo slargo, scesi dalla macchina e scattai una foto sola. Feci appena in tempo a salire di nuovo in macchina per andarmene. Due, due di quelli perbene, si stavano avvcinando. E mentre stavo girando per il paese cercando la nazionale, tutti a guardare storto. Come se si fossero passati la voce. E quelle erano le persone perbene. Cento a zero, cento a zero: questo è”
